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giovedì 8 gennaio 2015

Il Laicismo, nuovo oppio dei popoli - CHARLIE HEBDO

12 Morti, 1/2 miliardo di feriti.
Tanti sono gli abitanti cittadini europei che ieri sono stati colpiti al cuore.
Siamo tutti 'cuore' d'Europa.
Cuore della libertà di stampa e non solo, di opinione, della democrazia, dell'integrazione, dell'emancipazione intellettuale e sociale, del diritto all'appartenenza religiosa, del diritto alla critica aspra, irriverente per natura.
La strage perpetrata nella redazione e appena giù per le vie di Charlie Hebdo ha lasciato il mondo con gli occhi sbarrati e la credulità tumefatta, ammaccata, l'umanità svilita.
Il mondo 'occidentale' e non.
Perché davanti alla statua della Marianna il numero di cittadini francesi di confessione islamica era alto e alta tenevano la loro matita, alta la voce nel condannare la strage, nel condannare l'atto terroristico che si avvale di una presunzione di vendetta e di superiorità di una religione su un'altra.
Ai microfoni di France24 un cittadino musulmano dice testuali parole "Qui nessuno si sente inferiore o minacciato o offeso per una vignetta che sfotte la sua religione. Io non condivido quelle vignette e il mio disappunto si limita a questo da credente, come un credente cattolico non condivide quelle relative alla sua religione. Ma questi terroristi non sono autorizzati ad agire e ad agire in quel modo deprecabile in nome di Allah, perché agiscono in nome di Satana. Il Corano non autorizza a reagire a nessuno che non ti abbia fatto violenza".
Vicino a lui, 'discepoli' della scuola di Charlie Hebdo e migliaia di cittadini scesi spontaneamente e simbolicamente per manifestare solidarietà dopo i fatti sanguinosi e deprecabili. Così in molte piazze d'Europa, così in ogni casa. Ieri sera eravamo tutti vignettisti.
Tutti impugnavamo una matita e tutti eravamo di tutte le confessioni e di nessuna, perché il poliziotto di fede musulmana ucciso, finito a freddo mentre implorava pietà piega lo stomaco e spezza il cuore alla stessa maniera del sapere altri 11 francesi trucidati tra cui le 'matite' più autorevoli dell'umorismo figurativo francese.
Ogni epoca vive interrogativi scomodi, seppur legittimi, intellettivamente infantili, su quale che sia la 'religione' vera.
Chi è Dio.
Nella prima giornata del Decamerone ce lo racconta Boccaccio.
Nella 'Parabola dei tre anelli' ce lo racconta Lessing.
L'ambientazione è la Gerusalemme all'epoca della terza crociata 1192.
Nathan, ebreo, racconta a Saladino, il sultano illuminato, una parabola, perché il Saladino gli aveva chiesto quale fosse secondo lui la religione vera, autentica.
Un anello magico, che avrebbe reso il possessore gradito agli occhi di Dio, veniva tramandato di padre in figlio, fino a finire tra le mani di un uomo che aveva tre figli e che aspettavano la sua morte anche per avere un responso sul 'più amato'. Egli 'amando tutti allo stesso modo' fece forgiare tre anelli identici e li consegnò loro in punto di morte.
Litigando su chi possedesse le due copie e chi l'originale si rivolsero a un saggio per domandare come comportarsi, e il saggio rispose di comportarsi come se ognuno possedesse l'originale, in modo che, col 'tempo', le virtù possedute da questo sarebbero venute alla luce.
'Dove c'è paura non c'è religione' dice il Mathma Gandhi. 
Ma non abbiamo bisogno di rivolgerci a Gandhi se non per decretare che la religione di questo secolo, l'unica che orienta scelte e sentimenti rischia di diventare proprio il laicismo e lo spazio che lascia alla paura.
Il Terrorismo sta diventando una religione e poco vale sottolineare che alcuni titoli di giornali più orientati di altri evidenzino e rimarchino i fatti di Charlie Hebdo in cui campeggia un'affermazione che potrebbe essere considerata pericolosa, perché potrebbe essere anche essenzialmente sinottica: "Questo è l'Islam" perché Islam significa 'Sottomissione' e lo sanno anche i bambini. 
Così come le riflessioni che seguiranno portano a considerare e sarebbe sciocco non farlo che a essere colpito non è un 'Obiettivo sensibile' in termini di richiamo religioso, ma la 'libertà', il laicismo in suo luogo simbolo, l'apparato molle dell'Europa che non sa finire la 'torre'. E quando le metastasi si annidano nei tessuti molli, non c'è speranza che la riproduzione sia lenta, prevedibile, controllabile.
Sono anni che ci andiamo sgolando a dire in ogni dove che è stato un errore madornale non inserire un articolo vincolante l'Europa politica alle radici giudaico-cristiane nella Costituzione.
Ma la nostra cultura è il prodotto della nostra storia e la nostra storia è grande per la mia fede, la tua fede, senza la quale Michelangelo avrebbe disegnato due madri con bambino, al pari di una foto di Oliviero Toscani di oggi. E la Cappella Sistina avrebbe potuto essere al massimo un termine per descrivere una sequenza fallica.
Così come la STORIA che ci ha unito è il succo amaro di un calice che nessuno vuole bere come quello della SHOAH. Ma la STORIA di oggi che vive la CULTURA di cui si vanta, deriva da una confessione ben precisa, benché conservi il memoriale squallido dell'imbarazzo delle divise naziste che riportavano la scritta GOT MIT UNS ovunque infangando e confondendo il mio diritto di oggi ad una esplicita affermazione di appartenenza religiosa, non può essere responsabile della vulnerabilità della parola 'laico'.
Per quello che possiamo tutti osservare (e la storia non è un'opinione) il Cristianesimo educa alla libertà, la libertà di cui oggi ti vanti, macchiando un intero continente di imbarazzo di fronte alla serenità con cui avrebbe diritto a vivere la sua appartenenza religiosa, seppur nella diversità, proprio in nome della libertà stessa. Ma non si può tollerare che il 'laicismo' diventi esso stesso 'OPPIO DEI POPOLI' il più dannoso di tutti, RELIGIONE intollerante con una maschera di cera di ecumenismo che è ben altro e condanni mezzo miliardo di persone a vivere chine e arrossendo qua e là per non distinguere la fede dal potere.
Sono anni che abbiamo fior fiori di intellettuali che di matite e penne ne hanno impugnate con grande rispetto e riverenza, che hanno lasciato testimonianza di come in certe parti del mondo dove spesso se c'è Inschiallah Il Sole Muore, Il Sesso è Inutile e produce Niente e così Sia. 
Ma neanche questo, ci porta a riflettere su quanto sia necessaria la Rabbia e quanto sia pericoloso perdere l'Orgoglio.
Charlie Hebdo è ogni nostro ufficio, come lo sono stati quelli nelle varie centinaia di piani delle Torri Gemelle. Il prossimo attacco sarà in un luogo sacro? No. Ma, per non capirci niente, viene da dire che morirà qualcuno di confessione ebraica. 
Siamo nelle mani di chi ci trucida dell'idolatria del laicismo e ci porta a dire 'Non è una questione religiosa', invece lo è perché così come conosciamo il potere storico del Vaticano che ha dovuto passare per un Concilio (il II°) per riconciliarsi con la Storia, così conosceremo un Califfato, ma non avremo armi per difenderci se l'imbarazzo è la nostra unica strategia. Il potere delle Chiese (tutte) non è la fede. 
Ma il laicismo non è la mia religione. 
Onore alla libertà espressa da Charlie Hebdo, e lucidità intellettuale nel discernere i fatti dalle mistificazioni.
Sono una matita nelle mani del Signore, diceva Madre Teresa di Calcutta. 
Di recente è stato scoperto il potenziale della grafite chimicamente parlando, intellettualmente e culturalmente parlando questo potere ieri come oggi è stato solo accennato.
Charlie Hebdo e per simbolo ovunque una matita.
Se non si presta attenzione 'ai segni' dopo questa tragedia, non è l'Islam il problema, ma la smania lucrosa del buonismo, che se anziché fare del multiculturalismo un punto di forza, ne fa il tappeto sotto cui nascondere la polvere dello sgretolarsi della sua identità, ci condanna tutti a una 'sottomissione' benché baluardo e egida di libertà.
Shalom
Siamo tutti Charlie Hebdo.

dalla matita di Elisa Pistolesi

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